Chi era Jun’ichi Nakahara? E Macoto Takahashi? È vero che Osamu Tezuka ha “inventato” lo shōjo manga? Quello delle riviste shōjo e dei manga shōjo è un mero fenomeno commerciale o c’è dietro un mondo molto più complesso? 

A queste e molte altre domande risponde “Shōjo Bunka. La cultura delle ragazze in Giappone dalla riforma scolastica del 1872 al Salone di Ōizumi”, saggio uscito a febbraio 2025 per i tipi de La Società Editrice La Torre, che arricchisce la sua collana di approfondimenti sul mondo del fumetto, dell’animazione e della cultura giapponese. 

A firmarlo è Ludovica Morrone, qui al suo esordio come saggista.

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Shuna, che nell’aspetto ricorda il giovane Ashitaka di Principessa Mononoke, come quest’ultimo cavalca uno stambecco, che nel racconto viene chiamato “yakkul”. Il suo viaggio verso ovest è costellato di difficoltà. Non solo incontri terrificanti con demoni del deserto, ma anche le avversità degli elementi naturali, la scarsezza di cibo e acqua e poi, naturalmente, i mercanti: di provviste e di schiavi, ma tutti intenti a rapinare e depredare. Il mondo in cui Shuna si muove è un mondo decadente e arrugginito, dove al rosso ferroso del deserto inaridito si contrappone l’azzurro vivido e accecante di un cielo sempre impietosamente sereno.

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