Un giorno tutto questo dolore ci sarà utile? Un giorno scriverò un piccolo trattato sulla mistica di avere come vicino di poltroncina al cinema un altro essere umano. Ventiquattro anni…
Da alcuni anni Tunué cura una collana di saggistica, “Lapilli”, che fra le altre cose si occupa anche di esplorare il fenomeno dei manga e degli anime. Essendone io tanto appassionata da averci fatto sopra una tesi di laurea, ho usato più di un libro dei Lapilli per la mia ricerca e, fra questi, c’era “Con gli occhi a mandorla – Sguardi sul Giappone dei cartoon e dei fumetti”.
Ho comprato questo libro attirata dalla fascetta in copertina, che recitava: “Il libro dell’autore che ha ispirato Grand Budapest Hotel”. Avendo molto apprezzato il film, ho comprato il libro a colpo sicuro ma, già dopo aver sfogliato le prime pagine, mi sono resa conto che l’ispirazione non è nata tanto e solo dai fatti narrati da Zweig quanto dallo spirito di cui è informata tutta l’opera.
Devo fare subito un po’ di appunti “tecnici” e “stilistici” al libro: è una biografia scritta nello stile più piatto e cronachistico che abbia mai letto. Confesso che le uniche biografie che ho letto in vita mia sono quelle di personaggi storici famosi (tipo quella su “Carlo V” di Gerosa, che mi ha segnato i sedici anni in bene) quindi suppongo che invece ci sia bisogno di usare le pinze, quando si parla di gente ancora viva o con parenti viventi che hanno diritti di copyright pure sulle sillabe del tuo nome. Mi è sembrato di leggere un tema scolastico, con qualche erroraccio di consecutio temporum che non so se imputare alla traduzione o proprio all’autore originale del libro.